
In Italia il contratto di apprendistato è molto diffuso: offre di certo ai giovani l’opportunità di acquisire competenze professionali attraverso un percorso che combina formazione e lavoro. È poi conveniente anche per le aziende. Di recente, alcuni aggiornamenti normativi hanno introdotto significative novità riguardanti il contratto di apprendistato, in particolare per quanto concerne gli aspetti contributivi.
Come sta cambiando il contratto di apprendistato?
La Legge n. 203/2024, nota come “Collegato Lavoro”, ha apportato modifiche sostanziali all’articolo 43, comma 9, del D.Lgs. n. 81/2015. Una delle principali innovazioni riguarda la possibilità di trasformare un contratto di apprendistato di primo livello in un apprendistato di alta formazione e ricerca. Questa trasformazione è finalizzata al conseguimento di titoli accademici di alto profilo, come:
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Laurea triennale o magistrale
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Diploma tecnico superiore (ITS)
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Dottorato di ricerca
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Svolgimento della pratica professionale
Per procedere con la trasformazione, è necessario sottoscrivere un protocollo tra il datore di lavoro e l’ente formativo coinvolto, come previsto dall’articolo 45 del D.Lgs. n. 81/2015. Questo accordo garantisce la continuità lavorativa dell’apprendista e definisce il percorso formativo specifico da seguire.
È importante sottolineare che la regolamentazione della formazione è demandata alle Regioni. In assenza di specifiche disposizioni regionali, si applicano le normative nazionali, assicurando così un quadro uniforme su tutto il territorio italiano.
Aspetti contributivi
L’INPS ha fornito chiarimenti sugli aspetti contributivi relativi alla trasformazione dei contratti di apprendistato. Uno dei punti chiave è che tale trasformazione non costituisce un nuovo rapporto di lavoro, ma rappresenta una continuità del rapporto esistente.
Di conseguenza, l’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro rimane invariata al 10% della retribuzione imponibile. A questa si aggiungono l’ 1,31% per la NASpI (Assicurazione Sociale per l’Impiego) e lo 0,30% per i Fondi interprofessionali.
Ci sono poi altre specifiche da tenere in considerazione se il datore di lavoro è soggetto a trattamenti di integrazione salariale.
Per quanto riguarda la gestione amministrativa, non sono state introdotte modifiche alle procedure di compilazione del flusso Uniemens per i contratti trasformati.
Implicazioni per datori di lavoro e apprendisti
Queste novità normative offrono vantaggi sia per i datori di lavoro che per gli apprendisti.
I datori di lavoro hanno l’opportunità di investire nella formazione avanzata dei propri dipendenti, beneficiando di agevolazioni contributive e contribuendo allo sviluppo di competenze altamente specializzate all’interno dell’azienda.
Gli apprendisti, dal canto loro, possono proseguire il proprio percorso formativo senza interruzioni, acquisendo titoli di studio di elevato valore e aumentando le proprie prospettive di carriera.
Naturalmente lo strumento dell’apprendistato deve essere sfruttato correttamente, optando per opzioni differenti in alcuni casi specifici che lo richiedano.
Per ulteriori dettagli e per una consulenza personalizzata, lo Studio Associato Finetti è a disposizione per assisterti nell’adeguamento alle nuove disposizioni e nella gestione ottimale dei contratti di lavoro.